ECES AI Training: una formazione internazionale per scoprire e usare davvero l’AI generativa

Scopri la nostra formazione AI che ha coinvolto partecipanti da oltre 17 paesi del mondo.

L’intelligenza artificiale generativa è oggi al centro di conversazioni globali: se ne parla nei media, nelle aziende e nelle istituzioni, spesso con curiosità e un po’ di timore. Ma per trasformarla da “parola di moda” a strumento reale serve formazione, confronto e soprattutto pratica.

È con questo spirito che lo scorso luglio abbiamo realizzato l’ECES AI Training, un percorso creato da Kinoa per lo European Centre for Electoral Support (ECES) e dedicato a collaboratori, partner e dipendenti sparsi in tutto il mondo. Un progetto pensato insieme a Fabio Bargiacchi, fondatore di ECES, per portare conoscenza e metodo nell’uso dell’AI generativa nei contesti elettorali e nella vita lavorativa di ogni giorno.

I nostri Jacopo e Francesco hanno quindi sviluppato una formazione su misura articolata su 15 ore. Il tutto è stato svolto a distanza su Google Meet e in lingua inglese, considerata la folta partecipazione internazionale, con oltre 80 partecipanti connessi da oltre 17 Paesi tra Africa, Sud America ed Europa. Nelle 5 giornate formazione c’è stato spazio anche per workshop pratici e confronti interattivi, dove si sono incrociati domande, curiosità e prospettive culturali diverse.

Per costruire il training abbiamo prima lanciato un Digital Check-up, un sondaggio rivolto ai potenziali partecipanti. Le 85 risposte raccolte hanno offerto un quadro globale ricchissimo: tanta curiosità ed entusiasmo, ma anche dubbi legati a privacy, affidabilità e uso concreto. Un’analisi che ci ha permesso di modellare la formazione sulle esigenze reali, trasformando dati e insight in esercizi, materiali e casi d’uso immediatamente applicabili.

Chi c’era dietro lo schermo

La platea era variegata: quasi la metà dipendenti, a seguire freelance e consulenti, con una distribuzione d’età che andava dai più giovani (18–29 anni, 19%) fino ai profili più maturi (45–59 anni, 44%). Un’aula “ibrida”, quindi, fatta di chi ha già vissuto molte trasformazioni tecnologiche e di chi invece si affaccia al mondo del lavoro.

Curiosi, ma con competenze disomogenee

Il dato forse più interessante riguarda la confidenza con l’AI: il 61% si dichiara a proprio agio con le tecnologie, ma solo 1 su 4 ha davvero esperienza concreta con strumenti di intelligenza artificiale. In mezzo, un grande spazio di curiosità e incertezza. Non a caso, la maggior parte ha già provato ChatGPT, Gemini o Perplexity (88%), ma pochissimi hanno messo mano a strumenti creativi come Midjourney, Suno o ElevenLabs (meno del 20%).

Emozioni contrastanti

Se dovessimo raccontare lo stato d’animo generale con tre parole, sarebbero: curiosità (65%), entusiasmo (41%) e speranza (22%). Emozioni positive, quindi, ma non prive di sfumature: quasi un terzo dei partecipanti ha dichiarato di provare anche preoccupazione, mentre tra gli altri compaiono scetticismo, paura e confusione. L’AI, insomma, attrae ma intimorisce.

Benefici e timori

Sul fronte dei vantaggi, i dati sono chiarissimi: per oltre 7 su 10 l’AI serve a risparmiare tempo, per 6 su 10 aiuta a risolvere problemi, per quasi il 60% rende la vita più semplice e per la metà espande la creatività.
Dall’altra parte, i timori non mancano: dipendenza dalla tecnologia (29%), errori e poca affidabilità (17%), privacy (13%) e il rischio di sentirsi esclusi se non si impara a usare questi strumenti (20%).

Dove vogliono usarla davvero

Il terreno preferito è il lavoro: quasi 9 partecipanti su 10 vogliono inserire l’AI nei processi professionali. Subito dopo emergono organizzazione personale (53%) e creatività (45%). Più staccate vita quotidiana, salute e scuola, ma sempre con percentuali rilevanti.

Se c’è una cosa che i dati del nostro check-up hanno chiarito, è che l’intelligenza artificiale non è più soltanto tecnologia: è cultura, è lavoro, è quotidianità. Le persone non chiedono solo “come funziona”, ma soprattutto “come posso usarla davvero, senza rischi, nel mio contesto?”.

Questo training è stata la risposta a questa domanda: un percorso capace di unire teoria e pratica, basi e creatività, sicurezza e inclusione. Non si è trattato solo di insegnare “trucchi”, ma far conoscere tecniche, regole e strumenti reali, pronti per essere messi sul tavolo già dal giorno dopo.

Ed è questo, in fondo, il messaggio che ci piace portare in Kinoa: trasformare entusiasmo e curiosità in competenze solide e opportunità concrete, con uno sguardo umano e razionale. Perché l’AI generativa, se governata con metodo, può diventare una spinta potente per qualsiasi settore lavorativo e rendere il proprio lavoro più chiaro, veloce ed efficace.

Il nostro invito è semplice: non restare a guardare. Che sia in aula, online o con un percorso su misura, la formazione è la chiave per fare il salto e portare l’AI dentro i processi, non solo nelle chiacchiere.

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